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E’ un sabato qualsiasi della prima metà degli anni ‘70 quando un ragazzino di dieci o forse undici anni (non ricordo più), dopo essere stato scoperto, viene cacciato dalle prove a porte chiuse dei Top Secret in pieno svolgimento nel cinema parrocchiale di Fogliano (RE), dove era riuscito ad intrufolarsi nascondendosi nel box delle proiezioni. Quel ragazzino è Claudio Tirelli, attratto dalle magie dei suoni di DeepPurple, Le Orme, New Trolls e tanti altri, eseguiti dal mitico tastierista Paolo (Gargalli) e dalla sua Band. I seppur pochi minuti di ascolto bastano però per il contagio definitivo e perché il destino si compia. Da quel giorno, infatti, sarà ossessionato proprio dai gruppi Rock inglesi ed italiani dell’epoca che, data la giovanissima età, ascolterà principalmente attraverso i vinile di famigliari odi fratelli maggiori degli amici.

A tredici anni (è il 1976), inizia a percuotere fustini di detersivo vuoti (si, un tempo erano tondi e del tutto simili a tamburi). Un anno dopo, esasperati dalle enormi quantità di detersivo ormai stipato ovunque per consentire la creazione dei tamburi, i genitori cedono ed acquistano la prima vera batteria, una Finest, sottomarca della Hollywood–Meazzi. L’avventura inizia con il gruppo degli Ala, fondato insieme ad alcuni coetanei. Vengono proposti brani propri, con testi in italiano e fortissime influenze derivanti dai principali gruppi d’oltremanica. Dopo due anni di pratica musicale autodidatta, inizia un percorso di studio per l’apprendimento di metodi di batteria Jazz e del solfeggio. Nel 1982 entra nella storica band reggiana dei Sezione 5, dove ha modo di collaborare con musicisti del calibro di Maurizio Prati e Roberto Spezzani.

Nel 1985, insieme all’amico Paolo Gargalli, crea il progetto Sequencer, convinto che solo attraverso la riproposizione di tutto il meglio del decennio precedente sarà possibile arginare il dilagante fenomeno dell’elettronica e del digitale nella musica. Il peso maggiore l’avranno i due gruppi preferiti: Pink Floyd e Genesis. Considera Phil Collins il drummerassoluto e, ovviamente, irraggiungibile. Dal ’90 al ’92, parallelamente ai Sequencer, vive una divertente avventura musicale con i Precoma, gruppo di rock italiano tra l’impegnato e il demenziale. Oggi, superati con iSequenceri venticinque anni di attività, dopo centinaia di concerti e decenni di esperienza alla batteria, si diverte ancora come un pazzo misurandosi con quella che ritiene la musica più complessa e geniale che il Rock abbia prodotto: i Genesis.

Ha suonato su tanti strumentidei marchi più prestigiosi: Pearl, Premier, Tamburo, ecc. Oggi possiede tre drum-set. La prima batteria compratagli dai genitori (ormai inutilizzata ma dal valore affettivo inestimabile); unaTama Superstar del 1980 (perfetta in caso di concerti con spazi ridotti) e la fantasticaTamaStarclassicMaple che gli consente di giocare ancora, molto seriamente, alla Rockstar…


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